Gli ebrei a Verona
È difficile datare la presenza ebraica nella città di Verona. Certamente erano presenti ebrei nel X secolo, tanto che nel 965 il vescovo veronese, come conseguenza di una disputa teologica, ne causò l'espulsione.
Si trovano nuove tracce documentali della loro presenza nei territori circostanti la città ancora alla fine del XII secolo. I nomi riportati in questi documenti fanno pensare che l'origine di questi ebrei fosse germanica e quindi di rito askenazita.
Famosi filosofi e poeti ebbero modo di passare da Verona. Tra questi il poeta Abrahà m ibn Ezra, il talmudista Hillèl ben Shemuel e già nel 1239 sembra essere presente un tribunale rabbinico.
Benché si possa ritenere certo che ebrei abbiano risieduto a Verona anche durante il dominio scaligero, un documento ufficiale che ne attesti la presenza è datato 31 dicembre 1406. La Repubblica di Venezia autorizzò la residenza ebraica a Verona. Come per nel resto dei territori Veneziani, gli ebrei erano autorizzati esclusivamente al prestito. Con il medesimo atto venne assegnata, quale area di residenza, contrada San Sebastiano, nei pressi di Piazza delle Erbe.
Sempre condividendo il destino dei propri correligionari in territorio veneziano, anche a Verona gli ebrei vennero ripetutamente espulsi e richiamati a seconda degli umori della popolazione e delle casse della Serenissima.
La consistenza della presenza ebraica a Verona non è definibile, sia a causa delle continue espulsioni, sia per il fatto che nessun censimento venne effettuato sino al 1539. La comunità stessa prese vita solo nella seconda metà del XVI secolo. Nel 1539, comunque, una conta dei cittadini effettuata per il calcolo delle tasse stimava la presenza ebraica in circa 400 persone.
L'iniziale costrizione al solo mestiere del prestito, venne via via ad alleggerirsi consentendo l'ingresso ebraico nel commercio e nel campo della tessitura. È anche in conseguenza dell'aumentare della presenza ebraica nei commerci, che su spinta del vescovo Valerio, nel 1600, viene istituito il Ghetto. A differenza di Venezia, dove gli ebrei vennero costretti in ghetto forzatamente nel 1516, la creazione del ghetto incontrò i favori della popolazione ebraica. Non erano infatti rari i casi di violenze antisemite. Venne destinata a ghetto la zona che oggi si trova tra via Mazzini e via dei Pellicciai, sempre in prossimità di Piazza delle Erbe.
L'acuirsi della pressione sugli ebrei veneziani causò alcune ondate immigratorie tra il 1638 ed il 1655 che portarono a Verona numerose famiglie sefardite in prevalenza dedite al commercio. Come già avvenne a Venezia, anche a Verona l'integrazione tra la comunità sefardita e quella originale impiegò parecchi anni ma, già nel 1675 venne istituita una scuola comune. La comunità crebbe numericamente e, a fine secolo, contava circa 900 persone. Gli ebrei iniziarono nuove attività entrando nel commercio del tabacco, nell'esattoria, nella mediazione.
Quando, nel 1797, le truppe napoleoniche aprirono il ghetto, la comunità ebraica era ben inserita nella vita veronese: molte botteghe erano di poprietà , il commercio delle stoffe era ben avviato, commercianti partecipavano senza problemi al mercato di Campo Marzio. Neppure il passaggio sotto l'Austria-Ungheria modificò lo status dei cittadini ebrei. L'emanciapazione legale venne ottenuta, però, con il passaggio sotto il Regno d'Italia nel 1866. In questi stessi anni la comunità visse il suo momento di massima espansione avendo raggiunto le 1400 persone. Subito però la comunità cominciò a rimpicciolirsi e, nel 1931, contava poco più di 400 persone.
Verona paga dazio al regime nazifascista ed alle deportazioni: 31 furono gli ebrei veronesi che non scamparono all'odissea della deportazione perdendo la vita.
Al termine della seconda guerra mondiale la comunità contava un centinaio di persone e tale è rimasta a tutt'oggi.
La sinagoga, di rito tedesco, si trova in centro ed è stata ristrutturata nel 2002. Annessa alla sinagoga si trova un piccolo museo.
