IL PATRIMONIO ARTISTICO E RELIGIOSO DI CHIOGGIA

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IL PATRIMONIO ARTISTICO E RELIGIOSO DI CHIOGGIA - Imbattersi quasi d’improvviso, sull’orlo della laguna veneta, in una cittadina che ha tutti i requisiti per chiamarsi tale, ha qualcosa di misterioso. Il problema si risolve ricorrendo a una storia minore ma bimillenaria. Bisognerebbe rifarsi a Vitruvio (I sec. dopo Cristo) per capire qualcosa della magia di Chioggia, la cui nascita precede quella di Venezia, anche se poi ne diviene il primo satellite.

Chi si affretta a raggiungere il mare Adriatico partendo dall’antica Patavium o, più comunemente, Padua, deve attraversare una vasta zona di coltivi prima di raggiungere uno dei più curiosi insediamenti dell’Italia settentrionale, con tutta la dignità di cittadina cresciuta razionalmente, assecondando le aspirazioni di una gente che ha le caratteristiche di un popolo ingegnoso, attivo e duttile nell’adattare terra e spazio per abitarvi serenamente. Essa si annuncia da lontano, ma carica sempre più il visitatore di curiosità fino a che egli non riesce a capirne l’impianto, l’utilizzazione della terra e del mare, insieme alla ricchezza costruttiva del suo patrimonio edilizio.

Spicca anzitutto una larga arteria pedonale, che va dalla porta d’ingresso (porta di S.Maria) fino al molo di Vigo, che la collega a Venezia via mare, mentre si può raggiungere la città di Padova, per ora, soltanto con mezzi pubblici e privati, lungo la cosidetta strada romea.

Gli edifici pubblici, palazzi o chiese, si allineano, in genere, ai lati della “piazza”. Pochi altri sorgono nella periferia. I luoghi sacri, tra i quali spicca per ampiezza di mole la bellissima cattedrale che dà immediatamente sul ‘Corso’, nelle vicinanze della porta di S.Maria, sono tra i più antichi della città. Al Seicento risale questa chiesa-madre, opera di Baldassare Longhena, invitato dal podestà veneziano del tempo, a ricostruirla dopo il disastroso incendio scoppiato la notte del 25 dicembre 1623.

Pure le altre chiese hanno subito nel tempo radicali trasformazioni, sia per adattarsi al crescere della popolazione, sia per conferire al prospetto del ’Corso’ una veste più decorosa. Prima di questa specie di ‘rivoluzione’ un solo stile improntava di sé le costruzioni religiose, quello romanico-veneto, che doveva essere non meno suggestivo dell’attuale, prevalentemente baroccheggiante. Disegni, ormai divenuti celebri, dell’artista Aristide Naccari, ci danno di Chioggia un aspetto un po’ più umile dell’attuale, ma non meno suggestivo per la consonanza architettonica tra costruzioni civili e religiose.

Stupisce il visitatore il numero e la bellezza degli edifici sacri (quello comunale, forse tra i più belli della penisola, è andato distrutto a causa di un enorme incendio, simile a quello che ha abbattuto la cattedrale).

La primitiva costruzione di ambienti sacri é da mettere in rapporto con la presenza diffusa nel tempo degli Ordini religiosi benedettino, agostiniano e francescano, che costellavano, per così dire, la città, sia al centro che alla periferia. Alcuni sono stati nel tempo restaurati e adibiti a sale di studio e biblioteche. Meritano di essere tuttora visitati per la rispettiva conservazione architettonica.

Citiamo le chiesette di S. Martino e S. Pieretto (in prossimità della cattedrale e non lontane da quella di S. Francesco); quella di S. Nicolò, sita nella omonima calle, di fronte alla pescheria, quella di S. Caterina, non lontana dal convento e chiesa dei Padri Filippini, nonché la parrocchiale di S. Andrea, in passato accudita e frequentata dai pescatori. Ora quella assiduamente popolata da loro è la grandiosa chiesa di S. Domenico, sede un tempo dei Padri Domenicani, recentemente restaurata. L’edificio bene articolato, occupa quasi tutta l’area della piccola isola.

Lo si può cogliere nel suo insieme dalla sommità del ponte omonimo: al centro la chiesa, a sinistra l’antico convento domenicano poi convertito in Tenenza di Finanza, a destra il cosidetto ‘lazzaretto’, un tempo costruito come residenza precaria dei religiosi Gesuiti.

L’interno del tempio è come un libro aperto da leggere e apprezzare nelle strutture edilizie, percorse ai lati da un corridoio per uso monastico-liturgico, che serve al raccordo d’insieme; nella presenza di una tela preziosa del Carpaccio, che rappresenta l’apostolo Paolo; ma, sopra ogni altra attrattiva, nel prodigioso Crocifisso ligneo, oggetto di venerazione, la cui origine, analoga a quella di altri del genere, si perde nel mistero del tempo. Ammirevole pure la cosidetta chiesa di S. Lucia, sede dell’adorazione perpetua, adiacente al grande pennone sul quale viene issato il tricolore in occasione delle maggiori festività.

La diocesi di Chioggia riserva alla Beata Vergine Maria una singolare devozione popolare nei cosidetti santuari di Pellestrina, Borgo Madonna (i cui cimeli sono stati nel tempo raccolti nella cosidetta basilica minore di S. Giacomo, al centro della città, evidenziata dal monumento ai caduti), la chiesa arcipetrale di Loreo per la devozione alla Madonna della Carità e quella di Pettorazza Papafava, meta di pellegrinaggi collettivi o individuali.

Una visita, sia pur rapida ma non distratta a questi monumenti sacri, dà l’impressione di un forte sentimento religioso che, soprattutto in passato, ha alimentato nella popolazione del luogo il coraggio di superare immani difficoltà e conferisce al presente una serena consapevolezza dei valori religiosi tuttora radicati nella coscienza della gente.

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