IL SANTUARIO DELLA MADONNA DELL’ANGELO
IL SANTUARIO DELLA MADONNA DELL’ANGELO - Di recente si sono conclusi i restauri del Santuario della Madonna dell’Angelo di Caorle con la restituzione all’originario splendore degli affreschi interni a delle opere marmoree tra cui l’Arcangelo Michele, dal quale deriva il nome primitivo della chiesa. Anche l’esterno dell’edificio è stato risanato, con un’operazione che ha consentito di individuare antiche tracce antecedenti l’attuale aspetto strutturale.
Molti restauri, nel corso dei secoli, si sono resi necessari per difendere dalla furia del mare, dall’incuria, dalla povertà , dai saccheggi di pirati e predoni, la più antica chiesa di Caorle, eretta forse dai profughi Concordiesi.
E grazie a queste opere di restauro il tempio svela, a poco a poco, la propria storia che coincide con quella del borgo marinaro, legato alle sue tradizioni, alle sue leggende, alle sue origini. Una minuscola crocetta marmorea bianca su sfondo pure esso di marmo rosso di Verona, a mo’ di tacca, sulla facciata esterna indica un fatto che naturalmente stupisce ed impressiona colui che ne varca la soglia. Un fatto miracoloso descritto nell’epigramma, che dice: “Nella spaventosa inondazione marina del 31 - XII - 1727 l’acqua era salita fino a questa crocetta senza che una sola goccia penetrasse nel Santuarioâ€.
Verità o leggenda? E non è questo l’unico fatto straordinario che la chiesetta della Madonnina di Caorle cela: l’origine della sua dedicazione alla Vergine dell’Angelo è, se possibile, ancora più miracolosa. Narra infatti la leggenda che un giorno alcuni pescatori scorsero galleggiare sulle onde del mare un simulacro ligneo, sorretto da un basamento di marmo.
I pescatori lo trassero a riva decidendo di collocarlo nel santuario prospiciente il mare di Caorle, che allora era dedicato all’Arcan- gelo Michele. Ma non ci riuscirono, tale era il peso del basamento. Un bambino, da solo, riuscì nell’intento e simboleggiando così la purezza del cuore e delle mani innocenti che agli occhi della Vergine sono benedetti.
Le origini di questa leggenda affondano nella notte dei tempi, ma senz’altro esiste una correlazione con il periodo dell’iconoclastia decretato nell’VIII secolo dall’imperatore di Bisanzio Leone III Issaurico e Caorle, come Venezia, in quell’epoca era sotto l’influenza dell’Impero d’Oriente.
Le origini storiche del santuario risalgono invece a qualche secolo addietro, ossia all’epoca delle invasioni barbariche che spinsero la genti delle ricche ma oramai decadenti Opitergium e Julia Concordia a mettersi in salvo sulle isole della vicina laguna di Caprulae, tra gli estuari dei Fluminae Liquentie e Reatinum, alla pari degli Altinati che ripararono a Torcello, Malamocco e successivamente a Rivoalto. Con l’apporto soprattutto dei fedeli Concordiesi, fu edificato un santuario, probabilmente più ampio dell’attuale, forse a tre navate, dedicato all’Angelo Michele.
Nei secoli seguenti la chiesa originaria fu più volte danneggiata e a quanto pare distrutta dai flutti del mare. Solo nel XVIII secolo il vescovo di Caorle Francesco Trevisan Suarez impegna risorse ingenti per una definitiva ristrutturazione della chiesa, che ospita nella navata centrale ai piedi del presbiterio il suo sepolcro.
Un altro fatto storico è datato 31 gennaio 1923. In quell’anno, una notte, sconosciuti ladri penetrano nel santuario per derubare il simulacro della Vergine degli ori e tessuti preziosi accumulati grazie alla pietà e devozione dei pescatori caorlotti. Nel corso dell’azione blasfema, inavvertitamente o forse apposta, una candela cadde e appiccò il fuoco alla statua che fu distrutta dalle fiamme.
I Caorlotti, affranti dalla grave perdita, fecero scolpire dagli intagliatori gardenesi una nuova statua della Vergine dell’angelo, che fu benedetta il 19 luglio di quell’anno nella Basilica della Madonna della Salute in Venezia. Da qui venne poi trasportata a Caorle per mare sopra una nave da guerra della Regia Marina, avvolta in una rete, a simboleggiare l’antico ritrovamento da parte dei pescatori caorlotti mille e duecento anni prima. La Fontaine la incoronò solennemente in Cattedrale tra la commozione di tutto il popolo.
Nasce così la famosa processione per mare che in un primo tempo si svolgeva ogni 25 anni, mentre dal 1965 si è deciso di ripeterla ogni cinque anni. Ben due papi ne hanno celebrato in passato le vestigia: il Cardinale Angelo Giuseppe Roncalli, poi Papa Giovanni XXIII, nel 1954 e il Cardinale Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I, nel 1975.
Ogni anno si svolge invece la festa della Madonna dell’An- gelo con doppia processione dal Santuario alla Cattedrale, fin dai tempi del voto del 1741 da parte del vescovo Trevisan Suarez che chiedeva alla Vergine intercessione a difesa dei diritti di pesca nelle acque della laguna. In un primo tempo la data stabilita fu l’8 settembre, ma nel 1864 venne spostata alla seconda domenica di luglio. Suggestivo l’incendio del campanile che saluta il ritorno del simulacro della Vergine al piccolo Santuario che domina l’insenatura marina.
Oggi il simulacro della Madonna dell’Angelo è meta di pellegrinaggio e di adorazione di tanti fedeli che giungono anche da lontano per invocare una grazia, come indicano le decine di ex-voto, o formulare semplicemente una preghiera come fanno i pescatori di Caorle, che da secoli considerano la Madonna dell’Angelo madre protettrice, con immutata devozione. I pescatori di Caorle, nel ‘600, fecero edificare anche a Portogruaro una piccola cappella dedicata alla Madonna, nella pescheria a ridosso del Fiume Lemene, dove andavano con le barche a vendere il pescato. Un’edicola lignea per sentirsi protetti dalla Vergine Maria anche quando si trovavano lontani da casa.
