IL SANTUARIO DELLA MADONNA DI BORBIAGO

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IL SANTUARIO DELLA MADONNA DI BORBIAGO - Il Santuario mariano di Borbiago, di origine remota e velato da un’antica leggenda, è l’edificio religioso storicamente ed artisticamente più importante dell’entroterra lagunare. Le testimonianze documentarie fanno luce sull’insediamento ecclesiale a partire dal 1152, quando per la prima volta viene menzionata la “Pieve di S. Teonisto di Burbilago” appartenente al Vescovado di Burbilago” del Vescovado di Treviso (Bolla papale di Eugenio III).

Tale dedicazione fu mantenuta per qualche decennio fino a quando, con il graduale abbandono dei possessi episcopali trevigiani e l’annessione della pieve al monastero benedettino di S. Ilario, si mutò l’intitolazione in S. Maria di Borbiago (1266).

Purtroppo gli scontri bellici dell’epoca e le continue lotte per il possesso della zona arrecarono molti danni all’antico edificio e resero altresì necessaria la sua ricostruzione di cui si rese benemerito Francesco I da Carrara, che denominò la nuova fabbrica S. Maria Nova Rotonda con consacrazione il 25 marzo 1371.

Un’ulteriore rivitalizzazione dell’intero complesso - chiesa e convento (ora casa canonica) - fu apportata agli inizi del XVI sec. da Padre Nicolò Audet priore dei Carmelitani, che subentrati ai Benedettini già nel 1450 (Bolla papale di Nicolò V) rimasero a Borbiago fino al 1768, anno in cui fu soppresso il convento.

La chiesa attuale, costituita da un’unica navata barocca, risale al 1662 come riporta l’iscrizione sul lato sud mentre altri lavori compiuti nella seconda metà del XIX sec. hanno consentito di ampliare la cripta (cfr. iscrizioni sulle pareti murarie della stessa) e di erigere il nuovo campanile. Sulla piazzetta antistante il sagrato della chiesa si erge un’edicola sovrastante un pozzo; qui, secondo la tradizione, la B. Vergine sarebbe apparsa ad una dodicenne sordomuta, invitandola a chiamare i monaci perchè nel luogo dove Ella stava parlando, era sepolta una sua immagine.

La fanciulla, guarita improvvisamente, avvisò i frati i quali vennero e trovata dentro il pozzo la sacra effige con una campana di bronzo sul capo, la presero e la portarono in chiesa. Fu collocata su un altare e successivamente venne costruita la cripta sotto il presbiterio che, quasi ad imitazione del pozzo, ancor oggi accoglie la venerata Madonna di Borbiago. A partire dal XVIII sec. le testimonianze storiche riguardanti il “miracolo” sono abbastanza simili mentre contradditori sono i pareri sull’anno cui risalirebbe il prodigio (1301? 1593?).

La versione più veritiera - ma ancora aperta a discussioni - è quella che tende a far coincidere la tradizione locale con la documentazione storica: la Madonna col Bambino fu scolpita alla fine del 1400 e le prime testimonianze sulla venerata Immagine e sulla cripta che la accoglie, partono dagli anni ‘30 del 1500 (Testamenti di N. Audet, priore del convento). Quindi si presume che in questo spazio di tempo possa essersi verificata l’Apparizione, tenuto conto anche che la statua già da qualche anno poteva giacere nel pozzo, nascosta dai parrocchiani per paura delle razzie belliche (Guerra di Cambrai 1509-1510).

OPERE D’INTERESSE ARTISTICO

La chiesa, semplice e lineare nella sua architettura, raccoglie opere degne di interesse. Innanzitutto la grande tela ad olio del soffitto (m 11,20 x 4,65) con “La Beata Vergine che consegna lo scapolare a S. Simone Stock” carmelitano dipinta da G. Diziani tra il 1728 e il 1731; sulla parete destra “Cristo e il centurione” attribuito a G. Brusaferro (XVIII sec.); segue sul primo altare la pala con Gesù che appare a S. Teresa d’Avila Scuola di Palma il Giovane (sec. XVII) con in basso a sinistra il probabile ritratto del monaco committente. In alto lapide marmorea con iscrizione riguardante la cessione della chiesa ai Carmelitani e la ricostruzione della stessa avvenuta nel 1662.

Sul secondo altare pala con “La Madonna e i Santi Carlo Borromeo, Vincenzo Ferreri e Alberto Magno” opera di G. B. Maganza (XVII-XVIII sec.); subito di lato “Adorazione dei Magi”, attribuita a G. Brusaferro (XVII sec.). L’Altare del SS. Sacramento, già della B.V. del Carmelo, eretto nel 1732 come riporta l’iscrizione sulla chiave dell’arco e ciborio del 1736.
Nel presbiterio spicca la grande tela con “l’Assunzione della Vergine” di M.Ingoli (sec. XVII) qui dal 1987 e in basso due statue lignee di stile orientale, probabilmente della fine del ‘700. Ai lati sopra il coro in radica quattro affreschi realizzati da F. Argentieri nel 1944 rappresentati da dx. la “Moltiplicazione dei pani e dei pesci”, “Abramo e Melchisedek”, “Elia e l’angelo”, la “Cena in Emmaus”. Continuando nella parete sinistra, paletta con “l’Assunzione della Vergine” attribuita a G. Angeli (dopo il 1768); accanto tela con la “Natività” attribuita a G. Brusaferro (sec. XVIII).

Segue nel quinto altare la pala “Madonna e i Santi Valentino e Domenico”, (sec. XIX) probabile opera di R. Tessari; in alto il bel pulpito settecentesco proveniente dalla chiesa mestrina di S. Lorenzo e quì dal 1837; sopra l’ultimo altare “Crocefisso” ligneo del XVII sec. e sulla sinistra “Cristo e l’adultera”, vicina ai modi di F. Fontebasso (sec. XVIII). Attraverso due scale poste innanzi al presbiterio si scende nella cripta; alle nostre spalle Ecce Homo (sec. XV) con iscrizione ottocentesca e sul suffitto “Annuncia- zione” (1874) di D. Vicari.

In fondo si erge una cappellina marmorea che accoglie la miracolosa immagine della “Madonna col Bambino” una statua in pietra tenera policroma della fine del ‘400 opera di A. Briosco detto il Riccio. Un corridoio di deambulazione posto dietro la Sacra Effigie permette di accedere alla pietra del contatto che nasconde un frammento del pozzo ove sarebbe apparsa la Vergine, venerata e ringraziata dai fedeli attraverso i molti ex-voto raccolti nella saletta adiacente la cripta.

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