Il Vincheto di Cheladra

RISERVA NATURALE VINCHETO DI CELADRA - La quota media della riserva, che ha una giacitura praticamente pianeggiante, è di circa 230 m s.l.m.; ad essa si affianca però un clima di tipo continentale, con temperature medie annue piuttosto basse e minime invernali particolarmente rigide fino a -30° C. Basse quote e temperature più consone ad una zona di montagna hanno fatto in modo che nell'area si siano concentrati elementi faunistici ma soprattutto floristici dalle più disparate caratteristiche ecologiche ed altitudinali, in una sintesi che difficilmente di può ritrovare in altri ambienti.

Ma l'aspetto più tipico della riserva è la ricchezza d'acqua. Il perimetro del Vincheto è tracciato interamente da corsi d'acqua: il fiume Piave ad est, il torrente Caorame a nord, il rio Caoramello ad ovest ed il rio Celarda a sud. Al suo interno sono poi frequenti risorgive e specchi d'acqua, in parte creati artificialmente da residui di lanche del Piave.

Nei secoli passati quest'area era conosciuta dagli abitanti della zona con il termine di Salet derivante dal latino Salicetum: un toponimo abbastanza in uso per identificare aree ripariali caratterizzate dall'abbondante presenza di salici. Gran parte della Riserva è ricoperta da bosco.

Si tratta perlopiù di cenosi di ripa ad Ontano bianco; formazioni tipiche dei depositi alluvionali sciolti, con acque subaffioranti, che contribuiscono a creare un ambiente fresco oltre che dotato di elevata umidità atmosferica. All'Ontano bianco si accompagnano di preferenza il Salice bianco, il Frassino maggiore ed il Salice Barbuto.

Nelle zone più vicine all'acqua subentra l'Ontano nero, mentre dove il terreno si eleva maggiormente sul livello della falda freatica e presenta un maggior grado di evoluzione, all'Ontano bianco si associano, in maggior quantità, il Frassino maggiore, l'Acero campestre, l'Acero ontano ed il Carpino bianco, con un ricco substrato arbustivo di Sanguinella, Sanbuco nero e Ligustro.

I corsi e gli specchi d'acqua sono caratterizzati da una ricca e rigogliosa vegetazione acquatica e palustre, con specie che, a seconda delle situazioni, prendono di volta in volta il sopravvento sulle altre.

Molto interessanti, da un punto di vista naturalistico, sono i lembi di torbiera basica, dislocati lungo il rio Caoramello, con il Giunco nero, varie carici e rare orchidee palustri.

I depositi alluvionali più recenti sono colonizzati da boscaglie di salici arbustivi, con prevalenza di Salice ripaiolo. Non sono infrequenti, su questi substrati, piante alpine qui fluitate dai piani altitudinali posti a quota maggiore.

Altre formazioni pioniere xerofile, che sottolineano l'aridità di parte dei terrazzi alluvionali a ridosso del fiume, sono le fitte macchie ad Olivello spinoso. In altri punti invece si hanno stadi vegetazionali bloccati nell'evoluzione, che stentano ad andare oltre ad una cotica magra e aperta, formata da graminacee dure, cun una flora termoxerofila, nella quale risltano specie di origine illirica, pontica e subpontica, che danno alla vegetazione un'impronta spiccatamente orientale.

Accanto a queste specie spontanee troviamo, più o meno diffuse, delle assenze arboree propagate in passato dall'uomo, quando su quest'area veniva gestita l'attività vivaistica. Di queste la più diffusa è l'Abete rosso; frequente è poi la Robinia che, di introduzione antropica, si sta diffondendo, qui come altrove, a scapito di altre specie autoctone.

Altre specie estranee alla flora locale sono il Pino silvestre, il Pino nero, la Tuia occidentale, il Platano orientale, l'Olmo siberiano e l'Ailanto.

Un simile quadro ambientale rappresenta la situazione ottimale per un ricco patrimonio faunistico. La grande variabilità e la complessità delle cenosi descritte, la disponibilità di cibo e di siti di nidificazione, l'integrità della rete alimentare, la felice ubicazione della riserva, posta lungo una naturale via migratoria, qual è il fiume Piave, unite all'eccezionale presenza di acque limpide e ben ossigenate, ne sono la causa diretta.

La qualità e l'integrità dell'ecosistema acquatico favoriscono una fauna ittica che, altrove, è sempre più difficile da trovare: Trota marmorata, Temolo, Barbo, Lampreda di fiume, Anguilla, Scazzone, Sanguinerola, Luccio e Gambero di fiume.
Grande disponibilità d'acqua significa anche abbondanza di Anfibi. Sono infatti presenti la Rana verde, la Raganella intermedia, la rana agile, l'Ululone dal ventre giallo, il Rospo comune, la Salamandra pezzata.

I Rettili più frequenti sono la Natrice dal collare e la Natrice tassellata, elementi di vertice degli ecosistemi acquatici; troviamo poi il Columbro di Esculapio, il Biacco maggiore, il Ramarro bilineato e la Lucertola muraiola.

L'avifauna costituisce l'elemento di spicco della riserva e ne sottolinea l'alta valenza ambientale. Sono presenti l'Airone cenerino, la Garzetta, il Germano reale, la Gallinella d'acqua, il Martin pescatore, il Rigogolo, il Picchio verde, il Picchio rosso maggiore, il Picchio muraiolo, il Rampichino, il Gufo comune e l'Allocco.

Assai ben rappresentati sono pure i Mammiferi: Capriolo, Lepre, Volpe, Tasso, Donnola, Riccio, Scoiattolo. Un tempo era presente anche la Lontra, che veniva avvistata nelle acque che delimitano la riserva.

Purtroppo però questo raro mustelide sembra oggi scomparso, come del resto è accaduto in moltre altre aree italiane. Sembra che la causa di ciò sia da attribuire alla modifica dei suoi habitat di elezione e alla caccia spietata a cui è stato sottoposto, essendo in passato ritenuto, a torto, specie nociva.

Ricca ed interessante è anche l'entomofauna della zona; da un primo studio preliminare sono state individuate oltre mille specie di insetti, di cui alcune nuove per la Scienza, come il Coleottero Stafilinide del genere Xantholinus.

Il Vincheto di Celarda rientra nella tipologia delle Riserve Naturali di Popolamento Animale e Vegetale. Queste riserve, oltre alla funzione didattica, educativa e di studio, comune a tutte le riserve naturali, hanno lo scopo di preservare e mantenere un popolamento animale e vegetale adatto all'ambiente, in una situazione di armonico equilibrio con esso.

In altre parole hanno lo scopo di salvaguardare la biodiversità. Per tale motivo non sono bandite dalla riserva quelle particolari attività atropiche che conservano e migliorano l'ambiente arricchendone ed esaltandone gli aspetti biologici.

Tra queste attività rientrano l'ittiocoltura che ha lo scopo di allevare specie autoctone destinate al ripopolamento dei corsi d'acqua ed alla preservazione di specie in via di estinzione. Oppure l'apicultura che con la vegetazione spontanea ha uno stretto legame di reciproco interesse.

E ancora l'avvevamento del cavallo che, con la scuola equestre presente nella riserva, contribuisce a diffonderne l'uso come mezzo di trasporto ecocompatibile. Questo allevamento contribuisce, esso pure, ad incrementare, anche se indirettamente, la diversità biologica; con la produzione del foraggio viene infatti favorita la manutenzione degli ambienti a prato.

Essi concorrono a diversificare l'ambiente e ad arricchirlo sia sotto l'aspetto naturalistico che paesaggistico; inoltre rappresentano degli ottimi serbatoi alimentari per la fauna selvatica che popola la riserva, in particolare per il Capriolo e per la Lepre.

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