LA BASILICA DI S. MARIA DELLA SALUTE

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LA BASILICA DI S. MARIA DELLA SALUTE - Durante la pestilenza del 1630, che mieteva in Venezia migliaia di vittime, il Doge assieme al Senato decisero di erigere un tempio alla Vergine se il morbo fosse cessato. Il rito del voto fu celebrato in San Marco il 26 ottobre 1630 alla presenza del Patriarca Giovanni Tiepolo, del Doge Contarini, del clero e del popolo.

Nell’agosto del 1613 la peste mandò gli ultimi guizzi e poi si spense. Fra gli undici progetti del nuovo edificio, compreso pur quello estroso di Alessandro Varotari detto il Padovanino, fu scelto, non senza incertezze a causa della novità stilistica, quello dell’architetto veneziano Baldassare Longhena (1597-1682), di appena trentaquattro anni. Per erigere il tempio fu destinata l’area dell’isola della Trinità, cioè l’estrema punta del sestiere di Dorsoduro che s’insinua nel centro del bacino di San Marco, in un ambiente quindi di notevole valore paesaggistico. La prima pietra della nuova fabbrica fu gettata il 1° aprile del 1631.

Da allora i lavori proseguirono a ritmo sostenuto. Fu gettata una palizzata in funzione di zatterone per solidificare il terreno. Pare siano stati adoperati oltre centodiecimilasettecento pali, diventati ben presto, secondo la voce popolare tuttora in vigore, più di un milione. Il 9 novembre 1633 si diede l’avvio alla costruzione del tempio. Vent’anni dopo, nel 1653, la basilica s’innalzava ormai nelle sue linee strutturali quasi al completo.

Per il servizio liturgico nel 1656 erano invitati i religiosi Somaschi, il cui fondatore era stato un Santo veneziano, San Girolamo Miani. Nello stesso anno per abbellirla, la Repubblica decretava che qui fossero collocati dipinti e suppellettili dell’isola di Santo Spirito (tra i quali i 13 Tiziano), completati nel 1660 con i dipinti del Porta.

Fra il 1654 e il 1656 l’architetto svedese Erik Dalberg vedeva la cupola centrale già completa, mentre alla fine del 1660 il Martinioni scrive che non si era ancora costruita la cupola minore.

All’esterno prima del 1660, il Ruer vi collocava i quattro Evangelisti; nel 1663 già c’erano le due Sibille e la Madonna sopra il portale del Cavrioli, e si stavano collocando le statue dei Profeti, già in loco nel 1678. Le allegorie e gli angeli delle facciate laterali saranno presenti invece poco prima del 1700.

All’interno, nel 1656 era stato terminato l’altare di S. Antonio di Padova, con la pala dipinta da Pietro Liberi. Prima del 1664 forse esisteva già il secondo altare di destra con la pala di S. Marco in trono, di Tiziano (attualmente sull’altare della Sacrestia).

Tra il 1667 e il 1674 venivano eseguiti gli altri altari. Il 21 novembre 1670 era collocata per decreto del Senato la Madonna così detta di San Tito, proveniente da Candia. Tra quest’anno e il 1674 il Longhena architettava l’altare maggiore e lo scultore fiammingo Juste Le Court vi erigeva sopra la scena di Venezia liberata dalla peste. Alla fine dell’ottobre del 1679 il Longhena presentava una nota di lavori secondari per la rifinitura della Basilica: lavori eseguiti entro il 1681, anno in cui il Tempio, all’interno, risulta completo in ogni particolare.

Nel 1683 il Martinelli notava che si stava ancora lavorando e contava 125 statue di marmo tra interno ed esterno; fino allora si era speso mezzo milione di valuta aurea. Il 9 novembre 1687 ebbe luogo la Consacrazione solenne.

I secoli successivi non apportarono alcuna aggiunta di rilievo, se non qualche lieve contributo ornamentale e lavori di riparazione e di conservazione del monumento, che rimane, di conseguenza, un edificio stilisticamente unitario e completo, documento di una civiltà e di una spiritualità altissima, qual è il Seicento veneziano.

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