La Diocesi di Adria

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Diocesi di Adria: può essere suggestivo immaginare che S. Apollinare, Vescovo di Ravenna, sul finire del secolo II, portando il Vangelo ai nostri avi, abbia fondato la Chiesa Adriese, ma storicamente nessun documento ce lo conferma.

Certo è che fin dagli albori la Diocesi di Adria ha gravitato nell’area dell’esarcato ravennate, cui era congiunta dalla Via Romea e dalle facili comunicazioni marittime e fluviali.
Non c’è data sicura per gli inizi della diocesi Adriese. Lungamente si prestò fede al privilegio di Valentiniano III (419-455) che, dichiarando Metropolita di Ravenna il leggendario Giovanni Angeloptes, gli concedeva pure la giurisdizione su 14 chiese suffraganee: Sarsina, Cesena, Forlimpopoli, Forlì, Faenza, Imola, Bologna, Modena, Reggio, Parma, Piacenza, Brescello, Voghenza, ADRIA.

Il Baronio negli «Annales ad annum 432» dimostrò la falsità del documento, composto tra il VII e l’VIII secolo: oggi tutta la critica storica gli dà ragione.Anche il Diploma di Papa Gregorio I all’Arcivescovo ravennate Mariniano, datato 24-3-602 (Jaffè: Regesta Pont. Rom. V. I n. 1883) è spurio. Nel diploma vengono confermati i privilegi (alcuni ovviamente non autentici) degli imperatori Valentiniano III, Teodosio, Arcadio, Onorio, Giustiniano, ecc. e dei Papi Innocenzo I, Leone I, Gelasio I, Agapito I, a 16 diocesi suffraganee, Adria compresa. Presumibile primo Vescovo di Adria è S. Coliano: lo rilevano i Bollandisti in un antico martirologio manoscritto attribuito a S. Beda Venerabile (672-735). Al 7 febbraio si legge: «...et Coliani Episcopi Adriae Aemiliae».

Il primo documento che ci dà una data sicura è costituito dagli atti del Concilio Lateranense tenuto sotto il Pontificato di Martino I dal 5 al 30 ottobre 649: partecipano e vi si sottoscrivono 105 Vescovi e tra essi Gallionistus, o Gallinostius Hadrianensis Episcopus (Labble F.: Sacrosancta Concilia, T.X p. 867).

Il 3° Vescovo è Bono: il suo nome si legge nell’iscrizione del Fonte battesimale a S. Maria della Tomba in Adria. Il tipo di scrittura, a caratteri latini e greci frammisti, si fa risalire al VII e VIII secolo. Pure alla stessa epoca e per gli stessi motivi viene collocato il 4° Vescovo, Giovanni I: il suo nome si legge nell’antichissima iscrizione del battistero di San Giovanni, attualmente infissa nell’architrave della porta sinistra in facciata alla chiesa di S. Maria della Tomba. Da questo momento la Chiesa Adriese entra nella storia appoggiata a documenti criticamente sicuri. I suoi vescovi sono presenti ai Sinodi ravennati e la loro presenza è sempre eminente e vivace. Qualche lacuna resta, qualche nominativo sicuramente sfugge: c’è spazio ancora per la ricerca storica.

Col diploma di Papa Nicolò III (14-3-863) al Vescovo Leone inizia quello che alcuni storici chiamano il Feudo vescovile: alla giurisdizione spirituale si aggiunge il potere temporale. Si parte con la concessione della Contea di Gavello e si continua con l’acquisizione di altri beni, altre terre, altri diritti.

Con la Bolla dell’11-6-920 di Papa Giovanni X, timidamente, fa capolino Rovigo.

Il Vescovo Paolo, profugo da Adria, forse per la paura dei barbari, che premevano sul Brenta, e per le ricorrenti alluvioni che ne hanno diroccata la chiesa, riceve dal papa in feudo la «Curtem Bonevigo quae vocatur Rodige» e insieme l’autorizzazione a costruire un Castello di difesa.

Chi poi lo abbia costruito non è chiaro. Da quasi 10 secoli si discute su questo documento e non sempre con serenità e, certamente con meno acrimonia, si discuterà ancora. Di sicuro si ricava che la Bolla non trasferisce la sede vescovile a Rovigo. Il potere temporale dei Vescovi viene eroso un po’ alla volta dai potenti vicini e cessa attorno al 1200 con l’avvento degli Estensi. Come le ricorrenti alluvioni dei fiumi, si sono succeduti nel potere temporale gli Estensi, i Carraresi, i Veneziani, i Francesi, gli Austriaci e tutti più prepotenti e voraci delle alluvioni stesse.

La diocesi subì nei secoli varie ristrutturazioni di confini. Con decreto del Senato veneto del 7 settembre 1792, in seguito alla soppressione della Abbazia della Vangadizza, 12 parrocchie ab immemorabili soggette alla giurisdizione abbaziale furono aggregate alla Diocesi di Adria: Badia (S. Giovanni), Baruchella, Salvaterra, Crocetta, Villafora, Rasa, Barbuglio, Saguedo, Cavazzana, S. Martino di Venezze, Borsea e Fratta.
Successivamente con le Bolle di Pio VII «De salute dominici gregis» del 1° maggio 1818 e «Cum nos gravibus» del 9 marzo 1819 ci fu il definitivo riassetto dei confini diocesani del Polesine: Crespino e S. Apollinare dalla giurisdizione di Ravenna passarono alla Diocesi di Adria; le Parrocchie dell’oltre Po: Cornacervina, Rero con Finale, Guarda Ferrarese, Ro, Ruina, Zocca, Serravalle e Mesola, che, ab antiquo dipendevano da Adria, confluirono nella Diocesi di Ferrara; Barbona - oltre l’Adige - fu aggregata alla diocesi di Padova; dalla giurisdizione vescovile di Ferrara confluirono nella Diocesi di Andria: Melara - Bergantino - Bariano con San Pietro - Massa-Ceneselli - Calto - Ficarolo - Gaiba - Stienta - Gurzone - S. Maria Maddalena - Canaro-Fiesso - Trecenta - Pissatola - Sariano - Salara - Bagnolo - Zelo - Occhiobello. Rimasero invariati, come attualmente, i confini con la diocesi di Chioggia, che si spinge a rosicchiare quasi le fondamente della Cattedrale.

Nel 1819 la Diocesi di Adria contava 150.000 anime e 78 parrocchie. A seguito e in applicazione dell’Accordo di revisione del Concordato Lateranense stipulato tra la S. Sede e il Governo italiano il 18 febbraio 1984 e in applicazione delle Norme circa gli enti e i beni ecclesiastici approvate con Protocollo del 15 novembre 1984, la medesima S. Sede - tramite la competente Congregazione per i Vescovi - ha provveduto al riordinamento delle Diocesi italiane.

Ciò è avvenuto con il Decreto del 30 settembre 1986 del Dicastero anzidetto. In tale contesto l’antica denominazione della diocesi di Adria è stata mutata in quella di: diocesi di Adria-Rovigo, conservando in Adria chiesa Cattedrale e Capitolo, elevando il Duomo di Rovigo a Concattedrale e mantenendo a Rovigo la residenza del Vescovo e la sede della Curia.

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