La Diocesi di Vittorio Veneto

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Diocesi di Vittorio Veneto - La chiesa cattedrale, dedicata a Maria Assunta, caratterizza con la sua mole solenne la piazza ora dedicata all’unico Papa che è transitato come vescovo a Vittorio Veneto: Giovanni Paolo I.

Distrutta e riedificata più volte nei secoli, ha la sua forma attuale dal progetto neoclassico realizzato tra il 1740 ed il 1773. La facciata è invece del 1912. Intorno completano il centro dell’antico municipio di Ceneda la loggia del Sansovino, il monoblocco di una cinquecentesca fontana, villa Pappadopoli e, sullo sfondo, il castello di san Martino, i ruderi di altri castelli e la chiesetta di San Paolo al Monte. All’interno la cattedrale, a tre navate, conserva nella cripta le reliquie di San Tiziano, vescovo di Oderzo.

Pitture del Pomi e del Casarini danno una felice attrattiva religiosa all’abside e alla cupola del tiburio. Sulla parete di fondo vi è una grande tela (m. 4x3) con la figurazione dell’Assunta. Arricchiscono il patrimonio artistico all’interno della cattedrale una tela con la “Deposizione” di Palma il Giovane, una “Risurrezione” della scuola del Tintoretto, il gruppo di S. Giovanni Battista con i santi Nicolò e Vito di Bonifacio de’ Pitati da Verona.

Nelle navate laterali vi sono alcuni preziosi altari, per lo più provenienti da chiese veneziane, con altre pregevoli tele di noti artisti veneti come il citato Palma il Giovane, il Bassano, Jacopo da Valenza ecc.

Poco distante dalla cattedrale vi è la chiesa dei padri francescani ove è vissuto per un certo tempo il frate laico, scultore, fra’ Claudio Granzotto, recentemente beatificato. Follina ricorda nel suo nome l’antica arte dei lavoratori di panni di lana, grazie all’abbondante acqua che ancora sgorga ai piedi del monte che la sovrasta.

Qui si insediarono i benedettini, sostituiti poi dai cistercensi, che alcuni dicono accompagnati dalla stesso san Bernardo. La fondazione dell’attuale basilica risale infatti al 1146. Ma ancor prima si venerava nella località la beata Vergine Maria, raffigurata su una statua in pietra locale. La Vergine era prima venerata in un’edicola sul colle prospiciente la basilica.

Folle di pellegrini provenivano anche da luoghi lontani ed in particolare dal bellunese, soprattutto intorno alla festa di Pentecoste. I Cistercensi furono soppressi dalla Repubblica di Venezia nel 1448. Essi avevano dato corpo all’attuale chiesa intorno al 1300, dopo la costruzione degli edifici circostanti tra cui un bellissimo chiostro risalente intorno al 1260.

Dopo più di un secolo di abbandono, il posto venne preso dai Camaldolesi (Bolla di Gregorio XIII del 13 febbraio 1573). Essi vi rimasero fino al 1769 quando intervenne di nuovo la Repubblica Veneta. Dal 1915 vi officiano i Servi di Maria. Tra gli abati commendatori, molti dei quali delle nobili famiglie romane, vi fu pure, nel 1562, san Carlo Borromeo.

Esso si dette molto da fare per dare la basilica al ministero di qualche congregazione religiosa. Oggi la basilica e gli edifici circostanti, riportati a degna continuità dopo le devastazioni della prima guerra mondiale, sono centro di preghiera e di studi ecumenici. L’apparizione della Madonna ad un contadino è all’origine della basilica della beata Vergine dei Miracoli di Motta di Livenza.

I documenti portano la data del 1510. Dalla modesta primitiva chiesetta in legno si arrivò in breve alla decisione della costruzione della chiesa, che tuttora esiste, su progetto del Sansovino. Essa, anzi, è considerata tra le migliori opere di questo architetto.

NOTE SULLA DIOCESI DI VITTORIO VENETO

L’attuale diocesi di Vittorio Veneto fino al 13 maggio 1939 si chiamava diocesi di Ceneda. Il nome appare per la prima volta verso il 500. Vi è la fondata presunzione che questa diocesi abbia la sua origine sotto i Longobardi che avevano costituito il Ducato di Ceneda, che si affiancava a quello del Friuli e a quello di Treviso.

Fino a quell’epoca il territorio era religiosamente dipendente da Oderzo, la venetica e romana Opitergium, il cui ambito cittadino era senz’altro un paio di volte più grande dell’attuale. Attualmente la diocesi vittoriese ha un territorio che si estende su due Regioni: Veneto e Friuli-Venezia Giulia; quattro province: Belluno, Treviso, Venezia e Pordenone.

Per tradizione essa è definita come area tra il Piave e il Livenza, tra i monti ed il mare. I vescovi, per diploma dell’imperatore Ottone I del 6 agosto 962, erano anche conti di Ceneda e poi di Tarzo. Le vicende storiche sono legate da una parte alle famiglie dei Caminesi e di altre minori e alla posizione strategica fra il Friuli e l’Italia nord occidentale. Nel 1400 subentra Venezia, che pur lasciando la parvenza di libertà, controlla l’area, costituendo al cuore stesso il comune o podestaria di Serravalle.

Un folto numero di vescovi nel periodo tra il sec. XV e il XIX viene dal patriziato veneziano. Tra i vescovi di questo secolo va annoverato Albino Luciani di Forno di Canale, poi Patriarca di Venezia ed infine Papa con il nome di Giovanni Paolo I, con un pontificato di appena 33 giorni: agosto/settembre 1978. L’area diocesana è attraversata da due strade molto importanti nelle relazioni tra Est ed Ovest: la Postumia a Sud e la Pontebbana nella zona media.

Ad esse si affiancano le ferrovie Venezia-Trieste e Venezia-Udine Vienna. Da sempre la struttura urbanistica è composta di consistenti borghi quasi annegati nella campagna. Nella seconda metà di questo secolo è esplosa una consistente rete industriale lungo le direttrici accennate, ma anche in aree più dislocate.
Questo ha frenato il fenomeno dell’emigrazione che ha avuto una consistenza enorme alla fine del secolo scorso e nella prima metà dell’attuale.

La religiosità ha caratterizzato una pratica fervorosa lungo i secoli. Sul piano concreto ne sono dimostrazione i tanti edifici religiosi presenti nel territorio. Alcuni risalgono a questo secolo, poiché i vecchi sono stati distrutti dal trovarsi la diocesi sulla linea del fronte della prima guerra mondiale. Le chiese posseggono molte opere d’arte ed è stato costituito il Museo diocesano di arte sacra per la conservazione di quelle più esposte alla rovina o al furto.

Altro segno di questa profonda religiosità sono i numerosi missionari presenti in ogni parte del mondo. Legate ad origine religiosa sono le numerosissime manifestazioni locali che costellano tutto il calendario, con aggiunte e varianti che nutrono la vitalità: le “sagre” paesane, che ruotano intorno ai santi patroni.

Impegnativo e continuo è lo sforzo di portare alla luce la storia dell’intera diocesi e delle singole comunità, in collaborazione con le autorità amministrative o per iniziativa di privati. In questo senso l’archivio diocesano e la biblioteca del Seminario, nonché l’archivio di diverse parrocchie, sono una miniera alla quale attingono molti studiosi.

Nell’epoca attuale la diocesi risente nelle iniziative il fatto che si trovano ai margini confinari. Tuttavia rimane sensibile l’attaccamento verso la diocesi di san Tiziano, le cui reliquie sono conservate nella Cattedrale.

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