Rovigo

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Rovigo - Risale alla seconda metà del 1400 Palazzo Roverella che il cardinale Bartolomeo fece costruire nella piazza maggiore di Rovigo a testimonianza del prestigio raggiunto dalla propria famiglia.

Per le sue imponenti dimensioni e la facciata in cotto che poggia su robuste colonne marmoree dando vita ad un inedito gioco cromatico, il palazzo resta una delle testimonianze più concrete della grande fioritura di Rovigo durante il XV sec, quando accanto ad artisti e letterati vi giunsero maestranze specializzate, soprattutto ferraresi, alle quali si debbono opere di alto livello.

Ma in città giunse, nel 1555, anche uno degli architetti più rinomati del tempo, il veronese Michele Sanmicheli, che progettò, sulla medesima piazza, Palazzo Roncale.

Attualmente l’edificio, che riprende la conformazione tipica dei palazzi nobili veneziani, è di proprietà della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e custodisce preziose tele del Settecento e quattro quadri che risalgono al manierismo seicentesco. Nel 1574 fu ospite del Palazzo Enrico III di Navarra, re di Francia e di Polonia.

Uno dei palazzi più belli della città è comunque Palazzo Venezze, costruito nel 1715 ad opera dell’architetto polesano Agostino Ghirotti. Oggi sede del Conservatorio di Musica, l’edificio, che si trova tra la Piazza grande e porta S.Bortolo, presenta alcuni motivi ornamentali che lo ricollegano al barocco.

Non certo trascurabili sono infine le costruzioni del tardo settecento e della prima metà del 1800, come Palazzo Angeli e, soprattutto, il Teatro Sociale, costruito dal 1817 al 1819, anno in cui fu inaugurato, ancora privo delle sedie della platea, in occasione del passaggio dell’imperatore Francesco Giuseppe a Rovigo. Disegnato dall’architetto Sante Baseggio, il Teatro di Piazza Garibaldi è considerato uno dei più interessanti teatri lirici italiani.

Da Rovigo al Po, tra le campagne venete di un tempo e passando per Arquà Polesine, si giunge a Polesella e a Guarda Veneta. Attraverso il percorso tra le terre delle bonifiche, dopo circa 50 km, si giunge ad Adria, che nel corso dei secoli fu un centro d’importanza strategica e passaggio obbligato dei commerci per vie navigabili con l’alta Italia e l’Europa. Gli Etruschi ed i Romani ne fecero un Municipium.

L’antica storia di Adria, dalla quale è derivato il nome del mar Adriatico, è consegnata al Museo Archeologico Nazionale della città, dove si conservano anche gran parte dei reperti provenienti dalla zona del Delta.

Città abitata in origine dagli antichi Veneti poi fu occupata dai Greci (sec. VI a.C.) e quindi dagli Etruschi, divenendo il più importante porto del mare Adriatico. Fiorentissimo municipio romano, andò lentamente perdendo ogni importanza in seguito all'interramento del porto, causato dalle alluvioni del Po' e dell'Adige. Distrutta nel 1481 durante la guerra tra Venezia e Ferrara, Adria iniziò la sua ripresa economica nei sec. XVIII e XIX, dopo le opere di bonifica del Polesine.
Completamente innondata dalla disastrosa alluvione del 1951, si è rapidamente ripresa. Del suo antico passato Adria conserva la vecchia Cattedrale con un fonte battesimale del sec. II e parte di una cripta con affreschi bizzantini del VIII secolo più volte rimaneggiata e in parte demolita la per la costruzione della nuova cattedrale (sec. XIX) e la basilica di Santa Maria Assunta della Tomba, antica chiesa con una vasca battesimale del VII secolo.

Nell’antico granaio della Repubblica di Venezia, dove i contadini nel lungo corso degli anni hanno a stento conteso la terra all’acqua ma dove la pesca, l’acquacoltura e l’ortofrutticoltura costituiscono ancor oggi le importanti risorse dell’economia polesana.

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