Santuario Madonna della Corona Spiazzi, Verona
Santuario Madonna della Corona Spiazzi, Verona
CENNI STORICI
Il Santuario dell’Addolorata, che sotto il nome di Madonna della Corona sorge sul Monte Baldo, in Diocesi di Verona, è forse uno dei più caratteristici, sia per l’austerità del paesaggio che lo circonda, sia anche per la sua storia.
Fu detto «della Corona» perchè il luogo era anticamente chiamato «la Corona», «da quei monti che in giro piegando, formano intorno una corona».
Giace in breve spiazzo incavato su di una parete di roccia cruda a picco, che si drizza sull’abisso per una altezza di 400 metri.
A mezzo di questa diruta parete rocciosa sta una chiesa appiccicata li sulla roccia come un nido d’aquila.
PERCHE’ E QUANDO SORSE QUESTO SANTUARIO?
Tutti, storici, cronisti, divulgatori convengono nell’affermare che il Santuario è sorto per venerare quel Simulacro della Madonna Addolorata che vi si onora.
Solo dopo la sua comparsa si inizia una vera storia del Santuario. I pareri invece sono discordi nel precisare quando e come la statua apparve sul ciglio roccioso. Iniziamo riferendo la tradizione che afferma come miracolosa la venuta di quell’immagine.
LA “VENUTA†DELLA SACRA EFFIGIE
Della tradizione che fa miracolosamente comparire questa statua, nel 1522 sulla parete rocciosa del Baldo, diamo alcune fonti. Nella descrizione fatta da Elena da Persico così viene riferito: «In una notte del giugno 1522 una luce misteriosa illuminò le selve, che coprivano le balze orientali del monte Baldo, in quella insenatura rocciosa, che scende a picco sin quasi all’Adige e guarda i monti sorgenti sull’altra riva del fiume. Così intensa e viva era quella luce che i terrazzini dei dintorni ne furono colpiti ed accorsero sui cigli della roccia per vederne la causa.
Ma da lassù nulla si poteva scorgere, eccetto la meravigliosa luce. Allora i più animosi per mezzo di funi si fecero calar giù al centro di quegli splendori, sopra un brevissimo spiazzo a mezza roccia, scorsero la statua pietosa di Maria col Figlio morto sulle ginocchia. La notizia si diffuse in tutti i dintorni e fu un accorrere di quella brava gente a venerare la statua miracolosa. Ma il luogo ove essa si trovava era troppo inaccessibile, ed allora si pensò di portarla su alla contrada Spiazzi, composta di poche case al sommo delle rocce. Superando grandi difficoltà , si riuscì nell’impresa.
L’immagine preziosa e venerata fu tratta a forza di argani al sommo del monte. Venne improvvisata una processione, cui presero parte moltissimi accorsi dai paesi intorno, e la statua in mezzo ai canti di letizia e agli osanna, fu collocata sopra un altare in una cappellina di legno, che era stata in fretta costruita. Ma il giorno seguente, quando i devoti accorsero per venerarla di nuovo, la statua non c’era più! Fu un dolore indicibile. Supponendo un furto, si cercò nelle case, negli antri delle rocce, nelle fratte dei boschi. Inutilmente. Finalmente alcuni pensarono di guardare sullo spiazzo roccioso, donde era stata tolta. Ella era infatti là .
Ed allora quegli uomini semplici rinnovarono la fatica del giorno prima e scesero di nuovo a prendersi il prezioso tesoro per riportarlo nel luogo ove gli avevano eretto un altare per prestargli il culto. E per la seconda volta Ella sparì dalla Cappellina di legno, e per la seconda volta fu ritrovata sul breve spiazzo roccioso. Allora si venne nella decisione di costruire lì una chiesuola. Vi era sempre però la grande difficoltà per i devoti di andarvi. Unico mezzo rimase per circa venti anni, calarsi giù dalle rocce con le funi dell’argano, mezzo impossibile per molti e pericoloso per tutti. Si pensò allora ad una strada.
GLI «EX VOTO»
L’origine del Santuario si confonde con le testimonianze delle tavolette «ex voto» esistenti presso il Santuario; si tratta di oltre 160 quadretti in cui il devoto ha fatto dipingere e descrivere da un pittore la propria condizione di vita o il guaio in cui si era venuto a trovare e dal quale ha ritenuto di essere uscito per intercessione della Vergine venerata alla Corona. Sono rappresentazioni ingenue, ma efficaci: in alcuni casi si arriva a precisare i fatti con una dicitura, in altri si racchiude il dialogo in cartigli (che storicamente sono la prima forma di fumetto).
Spesso si tratta di opere di artigianato con quel gusto naif da incanto. Le tavolette sono un repertorio completo delle vicende del mondo e testimonianza concreta della vita del Santuario, della mediazione taumaturgica nel rapporto quotidiano dell’uomo con l’Invisibile. Dai nostri giorni si risale al Cinquecento.
ATTUALI VIE AL SANTUARIO
Da Brentino, in Val d’Adige, si snoda lungo il costone del monte Cimo «l’antico sentiero del pellegrino», che si percorre a piedi: tratti di terreno battuto si alternano a rampe di gradinata (1540 gradini); è la via più ardita, ogni anno è percorsa da molti pellegrini.
Una strada asfaltata scende dal piazzale “Giovanni Paolo II†di Spiazzi e arriva alla Corona immergendosi nell’ultimo tratto in una galleria (scavata nel 1922). Questa strada è percorribile anche da auto, ma nei periodi di maggior afflusso è riservata al pulmino di linea.
Un’altra vetusta via “la via del pellegrino orante†è costituita da una lunga teoria di scalinate che partendo da Spiazzi presso la fontana o dal piazzale “Giovanni Paolo II†portano al Ponte del Tiglio; da qui inizia la «via Matris» il tratto di scalinata a strapiombo sulla vertiginosa vallata. E’ percorrendo queste scalinate che si possono ammirare le visuali più suggestive del Santuario. Il numero dei gradini disseminati nei dintorni della Corona è di circa duemila (2.000).
Ogni anno in questo angolo nascosto, sospeso tra cielo e terra giungono numerosi pellegrini per chiedere alla «Pietà » che la tradizione popolare ama pensare giunta da Rodi, quell’aiuto di cui è stata ricca nei secoli.
