Shakespeare e Verona

Anche attraverso William Shakespeare Verona è diventata una delle città italiane più conosciute o almeno nominate nel mondo. Shakespeare non visitò mai Verona, la conobbe attraverso scritti di Luigi Da Porto, Masuccio Salernitano e Matteo Bandello che lo ispirarono per l'opera sua più famosa, se si può inserire una gerarchia nelle sue opere: Romeo e Giulietta.

Shakespeare si immaginava Verona come una sorta di Venezia con canali e gondole, forse ispirato dai pittori veneziani a corte in Londra. Shakespeare aveva probabilmente un rapporto particolare con l'immagine che si era creato della città, tanto che ambientò o diede origine a suoi personaggi a Verona. Va ricordato anche I due gentiluomini di Verona e la Bisbetica domata, ambientata a Padova, ma con il personaggio maschile centrale, Petruccio veronese.

Proprio in funzione Shakespeariana Verona è fra le città italiane più presenti nei toponimi dei nuovi continenti. Le varie Verona statunitensi, canadesi ed australiane nascono dalle sue opere. L'amore di Shakespeare è ricambiato dai veronesi, l'Estate teatrale veronese ha il programma diviso a metà fra lui e Carlo Goldoni e Shakespeare è ricordato spesso nella vita veronese.

L'appellativo Verona città dell'amore dipende essenzialmente da lui.
E per il carattere campanilista dei veronesi i versi messi in bocca a Romeo:

There is no world without Verona walls,
But purgatory, torture, hell itself.
Hence-banished is banish'd from the world,
And world's exile is death: then banished,
Is death mis-term'd: calling death banishment,
Thou cutt'st my head off with a golden axe,
And smilest upon the stroke that murders me
sono il massimo per ricordarlo. Una lapide con i versi è sulla parte interna della porta di piazza Brà, naturalmente con la traduzione:

Non c'è mondo per me
aldilà delle mura di Verona:
c'è solo purgatorio, c'è tortura,
lo stesso inferno; bandito da qui,
è come fossi bandito dal mondo;
e l'esilio dal mondo vuol dir morte.
E quindi dire esilio è dire morte,
con altro termine, falso ed improprio;
e tu, a chiamar esilio la mia morte,
mi mozzi il capo con un'ascia d'oro,
e sorridi del colpo che m'uccide.

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