Storia di Rovigo
Il nome Rhodigium risulta menzionato per la prima volta in un documento ravennate del IX secolo, ma sia la sua origine che la nascita della località restano ancora oscure. Si pensa comunque che nel X secolo, quando la sede vescovile di Adria fu temporaneamente trasferita in un luogo fortificato contro le scorrerie ungare, si sia formato in quel luogo un primo nucleo abitato.
Infatti ancora oggi troviamo la merlata torre Donà , una delle più alte torri medievali italiane, e una torre mozza, entrambe pendenti, che fanno parte di un ormai scomparso castello, costruito nel 920 dal vescovo di Adria Paolo Cattaneo. Troviamo inoltre la torre di via Pighin, anch’essa risalente al tempo dei vescovi, che faceva parte della cinta muraria eretta nel 1138 dal vescovo Florio Cattaneo.
Nel 1194 il duca di Ferrara Azzo VI d'Este prese possesso anche di Rovigo con il titolo di conte e da allora questa rimase estense fino al 1482 quando si diede definitivamente alla Repubblica di Venezia che impresse, per trecento anni, la sua impronta su edifici e monumenti, quali la porta San Bortolo.
Rovigo conservò la sua pianta pentagonale circondata dalle mura estensi e attraversata dall'Adigetto (canale dell'Adige), e rimase a lungo stazionaria anche come popolazione, fino al 1866 quando risentì favorevolmente della costruzione della linea ferroviaria Padova-Rovigo.
Nel secolo XIX vennero abbattute le mura e gli spalti e le fosse furono trasformate in passeggi pubblici.
Nei primi anni del XX secolo l'Adigetto fu spostato più a ovest, lontano dal centro, dove fu aperto il corso del Littorio, oggi corso del Popolo. Poi, negli anni 1950 e 1960, Rovigo ha avuto un notevole sviluppo, sia come tradizionale mercato agricolo, che come centro industriale, espandendosi soprattutto verso nord e verso sud (zona industriale).
