Storia di Verona
Verona è stata abitata fin dalla preistoria, ed è difficile risalire al primo insediamento.
Nelle molte ipotesi che si fanno si parla di Reti, Etruschi, Paleoveneti, Galli Cenomani e perfino Romani.
Il fatto importante è che a Verona, sull'Adige, presso il ponte romano (Ponte Pietra) vi è sempre stato il miglior guado di tutto il corso del fiume e che fin dalla preistoria gli insediamenti erano presenti sull'altura che lo domina: il colle San Pietro.
L'ipotesi dei Reti è finora la più sostenuta ed il primo a formularla fu Plinio il Vecchio; quella dei Galli Cenomani fu sostenuta da Tito Livio mentre quella etrusca potrebbe nascere dalla presenza in zona degli Arusnati, popolo di origini non certe, che qualcuno ipotizza etrusco; l'ipotesi paleoveneta (o meglio Euganea) è infine ugualmente possibile, mentre quella romana, certamente infondata, nasce solo dal fatto che i monumenti ed edifici più antichi della città ancora visibili ed in parte utilizzati sono di quel periodo.
In virtù di tale posizione geografica, il dominio di un popolo su quel territorio non poteva precludere il passaggio ad altri pena la guerra, ed è più che probabile che nel periodo preromano il guado fosse praticato da tutti, soggetti al massimo ad un dazio e/o controlli millitari.
Sul nome di Verona esistono diverse ipotesi: l'etrusca da Vera, una non ben chiara fonte gallica (moltissimi fiumi e fiumicciatoli oggi ancora portano nomi derivati da parecchi radici preceltici *ver-, *var-, ecc.); il nome di una famiglia romana; o dal termine latino ver primavera. Una leggenda vuole anche che il nome sia scaturito da una maledizione del capo Gallico Brenno contro i nemici romani: "Vae Roma", cioé "Maledetta Roma".
L'ipotesi più accreditata è che il nome derivi da VE (parola etrusca per indicare le popolazioni venete) RO (dal greco reo cioè scorro, per indicare il fiume Adige che attraversa la città ) e NA (radice sillabica etrusca che indica un centro abitato); quindi Verona "tradotto" sarebbe: la città veneta sul fiume.
I rapporti fra Roma e Verona iniziarono intorno al III secolo AC.
Non vi furono mai scontri, ma piuttosto - specialmente in principio - rapporti di amicizia ed alleanza.
Leggermente a nord di Verona vi erano gli Arusnati, nella parte sud i Galli Cenomani e vi era la presenza di Veneti e Reti. Tale alleanza portò le popolazioni locali, compresi i Galli Cenomani, a combattere a fianco di Roma contro i Galli nel 225 AC, come già a Canne contro i Cartaginesi nel 216 AC.
Nel I secolo AC gli abitanti di Verona furono sempre alleati di Roma contro gli invasori Teutoni e Cimbri, da non confondere - come fecero gli storici rinascimentali con gli tzimber del XII secolo che ripopolarono la Lessinia centro-orientale nell'alto medioevo.
Fu cosa naturale l'estensione alla cittadinanza romana delle colonie locali (il Senato Romano nel 90 AC, in seguito alla Guerra Sociale).
Verona divenne colonia con la Lex Pompeia nell'89 AC. Nel 41 o 42 AC, in seguito alle campagne militari di Cesare che portarono all'annessione della Gallia Cisalpina (l'attuale Pianura Padana) e poi di quella transalpina (all'incirca la Francia odierna), Verona cessò di essere colonia ed entrò a far parte dell'Impero Romano.
Fu, questo, l'inizio di secoli di grande splendore, in cui Verona città romana fu ricostruita nell'ansa dell'Adige: il suo importante guado venne sostituito da due ponti, il Ponte Pietra, ricostruito con le pietre originali dopo la seconda guerra mondiale, ed il Postumio, da secoli distrutto, che aveva anche altre funzioni: fungeva infatti da diga per il Teatro Romano per allestire battaglie navali e da acquedotto per portare acqua corrente in molte case della città .
Il Foro era non distante l'odierna Piazza delle Erbe. Fuori dalla città vi erano l'anfiteatro Arena e il Teatro Romano.
Verona era all'incrocio di quattro strade romane importanti: la Gallica da Torino ad Aquileia, la Claudia Augusta da Modena alla Germania, la Postumia dalla Liguria all'Illiria ed il Vicum Veronensium, appunto da Verona ad Ostiglia.
Essendo un importante Municipio romano al centro dei passaggi verso le frontiere, Verona fu spesso teatro delle lotte civili romane. Si ricordano Vespasiano e Vitellio (anno 69), Marco Giulio Filippo e Decio (249), Carino e Sabino Giuliano (283), Costantino I e Ruricio Pompeiano, vinto dopo lungo assedio (312).
Gallieno nel 265 allargò le mura della città fino ad includervi l'Arena (I sec. D.C.), fortificandola in soli sette mesi dall'aprile al dicembre dello stesso anno, come è attestato dalla scritta sull'architrave di Porta Borsari (vedi la lunga difesa successiva già citata di Ruricio Pompeiano verso l'imperatore).
Con Gallieno si aprì un periodo di tranquillità per la città , ma garantirne la sicurezza comportò oneri e tasse sui cittadini che la resero meno fiorente. La città fu spesso luogo di lunghi soggiorni da parte degli imperatori, da dove spesso amministravano l'impero.
Verona ebbe una lenta conversione al cristianesimo e talora si trovò su posizioni delle prime eresie: Ario, Fotino di Sirmio ed Elvidio. Fu solo con San Zeno vescovo che il cattolicesimo si impose.
Il passaggio dalla Verona romana a quella barbarica non non fu brusco come si potrebbe pensare e la città fu spesso governata da barbari alleati in sostituzione di Roma; altre volte da barbari invasori, infine anche per conto dell'Impero Romano d'Oriente, cioè dai Bizantini.
Nel IV secolo i barbari erano oramai un tutt'uno nella vita civile e militare con l'Impero.
Nel 403 Alarico I, re dei Visigoti, dalla Dalmazia venne in Pianura Padana e si asseragliò in Verona. Fu però sconfitto da Stilicone, barbaro ma romanizzato.
Nel 452 Attila, re degli Unni, con mezzo milione di uomini lasciò una scia di distruzione che terminò proprio a Verona. Fu fermato a Salionze sul Mincio da Papa Leone I e da una legazione imperiale. Fu convinto dalle parole del Santo e dalla promessa di un tributo annuo. Ritornò in Pannonia.
Odoacre, capo degli Eruli e dei Turcilingi, che facevano parte dell'esercito imperiale, depose Romolo Augustolo e mise fine all'Impero Romano d'Occidente nel 476.
Odoacre non ebbe investiture ma governò di fatto e lasciò un buon ricordo nei Veronesi. Non mutò nulla del governo precedente, e da ariano non avversò i cattolici. Applicò una regola romana del passato per pacificare il suo esercito, confiscò ai latifondisti un terzo delle terre e le distribuì ai suoi soldati, rilanciando l'agricoltura e l'economia. Diede all'Italia pace e sicurezza. Fermò i Rugi; ma non poté fermare gli Ostrogoti di Teodorico, mandati in Italia da Zenone, imperatore d'Oriente. Odoacre si fortificò a Verona nel 489 ma fu sconfitto e poi ucciso.
Sotto Teodorico (493-526), Verona fu praticamente capitale dei Goti: era il centro militare più importante e la sede preferita del re, che le restituì il suo splendore e rialzò le mura atterrate dalle precedenti incursioni barbariche. Seguì la strategia di Odoacre, ariano come lui, ma come ritorsione alla persecuzione da parte di Giustino verso gli Ariani a Bisanzio, vessò i Romani divenuti sospetti uccidendo il fedele consigliere Simmaco e fece arrestare Albino e Boezio, suo segretario che in prigione scrisse il famoso De Consolatione Philosophiae.
Con la morte di Teodorico i Bizantini, con un esercito di soli 10.000 uomini, occuparono con Narsete l'Italia fino a Brescia. Alboino, re dei Longobardi, interruppe il breve dominio greco su Verona. Nel 568 si fortificò in Verona dominando l'Italia settentrionale e lasciò ai Bizantini Ravenna ed il resto d'Italia. Questi fatti furono raccontati nella Historia Langobardorum sotto il regno di re Desiderio.
Per alcuni anni i Longobardi imposero con violenza il loro potere, uccidendo, distrussero chiese e vescovadi, rapinarono ed espropriarono il possibile. In una ventina d'anni però si convertirono al cristianesimo e cambiarono atteggiamento, al punto di proibire i matrimoni fra parenti anche lontani al fine di favorire la fusione fra i popoli (Liutprando nel 730 circa).
Autari, re longobardo, pur legatissimo a Verona, spostò la capitale a Pavia. Da questo punto i longobardi cattolici si slegarono dalla storia veronese e si legarono a quella italiana. Come una specie di rifusione, fecero nascere con lasciti abazie e conventi.
E fu nel 774, proprio a Verona, che Carlo Magno sconfisse l'ultimo re dei Longobardi: Adelchi, fatto che segnò la fine del periodo Longobardo. Manzoni ha trasposto questo fatto storico in nella sua tragedia omonima, spostando tuttavia l'accento sul dramma personale di Ermengarda, figlia di desiderio ripudiata e abbandonata da Carlomagno. Il figlio di Carlo Magno, Pipino che soggiornò a lungo nell'Abbazia di San Zeno e fu seppellito a Verona. Diede un nuovo grande impulso allo sviluppo della città con l'aiuto di Ireneo Pacifico, arcidiacono della Cattedrale ed in particolare, in mezzo ad altri monumenti costruì la Basilica di San Zeno sui resti di una primitiva chiesa paleocristiana sorta presso la tomba del santo .
Alla caduta dei Carolingi iniziò sulla città il dominio straniero e Verona entrò a far parte della Marca di Baviera e successivamente della Marca di Carinzia. Di questo periodo il vescovo Raterio, uno dei più illustri studiosi del medio evo italiano, che venne più volte rimosso e reinsediato per i cattivi rapporti con i governanti e il clero locale, di cui contestò severamente le malversazioni e l'eccessivo interesse ai beni materiali.
Intorno al 950 fu creata la Marca Veronese con l'inizio del potere della famiglia Sanbonifacio.
Con l'unione delle corone di Germania e d'Italia (961) Verona fu l'unica città italiana dove i re tedeschi soggiornarono, sempre presso l'abbazia di San Zeno. Vi si svolsero numerose diete e furono stipulati numerosi accordi con altri governanti italiani.
Solo nel 1136 Verona divenne Comune a tutti gli effetti con la nomina dei primi consoli. Nella fase di transizione dal feudalesimo al comune si creò una oligarchia di una decina di famiglie che sancirono il loro potere nella fase comunale. Vi fu dapprima un governo collegiale di consoli (dapprima 3 poi 6), sostituiti da un rettore e alla fine si arrivò ad un podestà . Verona si trovò a fianco di Federico Barbarossa nella sua discesa in Italia per ricevere la corona imperiale.
Barbarossa attaccò alcuni comuni lombardi, creando l'ostilità dapprima latente dei veronesi, poi - sulla via del ritorno a Verona - subì alcuni incidenti per i quali incolpò i veronesi e pretese per il perdono una forte somma in denaro e la promessa di aiuti contro Milano. Nell'anno 1164 la città si ribellò apertamente: costituì con Vicenza, Padova e Treviso la Lega Veronese, seguita poi dalla Lega Lombarda.
La presenza delle truppe delle Leghe costrinse il Barbarossa a non attraversare i territori presidiati nelle sue scorrerie in Italia. Federico alla quinta calata in Italia (settembre 1174), tentò l'attacco alle città della Lega. Trecento cavalieri veronesi vinsero la battaglia di Legnano, con la fanteria a difesa di Milano (1176).
L'imperatore sconfitto dopo lunghe trattative riconobbe le autonomie comunali (pace di Costanza, 1183). Della Lega in funzione antiimperiale fu il Carroccio, carro riccamente addobbato con i simboli della città portato in processione per Verona in occasione delle grandi festività e custodito gelosamente nella cattedrale di San Zeno fino al 1583, quando i monaci tedeschi dell'Abbazia, probabilmente umiliati dai ricordi che esso evocava non lo vendettero come ferro vecchio. Fra il 1181 e il 1185 Verona fu sede del Papato, fu sede di Sinodo nel 1184 in cui vennero condannati Catari, Patarini, Valdesi e Arnaldisti e sede di Conclave che nominò Papa_Urbano III alla morte di Papa Lucio III, seppellito a Verona.
Urbano III tentò di scomunicare il Barbarossa, ma fu costretto dai veronesi che temevano ritorsioni a rifugiarsi, spostando la sede del Papato, a Ferrara.
Nel 1205 scoppiò una guerra civile fra le famiglie dominanti per il controllo della città , solo con interventi esterni si trovò alla fine la pace fra le famiglie ed un nuovo periodo di prosperità .
Nel 1230 le lotte ripresero con vigore. Nel 1232 Ezzelino da Romano fece catturare il podestà , lo sostituì con un altro cui impose fedeltà all'imperatore; infine introdusse in città un presidio tedesco. Ezzelino con l'aiuto dell'imperatore Federico II conquistò Vicenza, Padova e Trento, e successivamente altri comuni.
Alla morte di Ezzelino, nel 1259, si trovò podestà Mastino della Scala che riportò fiducia e pace a Verona. Concentrò su di sé tutte le cariche del comune che furono ininterrottamente confermate.
Con Mastino della Scala si passò in forma non traumatica da comune a Signoria. La signoria fu di tendenza Ghibellina e popolare. Durò dal 1262 al 1387. Nel 1267 Mastino fu a Verona per sancire l'alleanza Corradino di Svevia. Il Papa Clemente IV colpì con la scomunica Corradino, i suoi aderenti e la stessa città di Verona. Fu un duro colpo che mise in difficoltà gli alleati. Nel 1267 furono ritirate le scomuniche ma ad un prezzo altissimo. Mastino fece catturate a Sirmione circa 170 Vescovi, preti e perfetti Catari che furono imprigionati e posti al rogo. In Italia i Catari erano Ghibellini in opposizione ai Guelfi papisti.
Nonostante la signoria nascesse con un battesimo di sangue, essa ebbe una discreta struttura democratica. La base dell'ordinamento era il Consiglio Maggiore costituito da 500 cittadini scelti annualmente dal Signore. È nello Statuto Albertino, fatto da Alberto della Scala l'ordinamento per tutta l'organizzazione di governo per Verona. Fu un periodo florido per Verona ma pur sempre con scaramucce con i comuni guelfi dei dintorni. Ad Alberto succedettero Bartolomeo della Scala, Alboino della Scala e Cangrande della Scala.
Cangrande fu Signore illuminato e rispettato, divenne capo della Lega Ghibellina. Fu lui che ospitò Dante esiliato da Firenze nella sua reggia fatta allestire apposta per i grandi rifugiati politici o gli scienziati, poeti e artisti di talento che coprì generosamente di denaro e doni. A Cangrande Dante dedicò appunto il canto XVII del Paradiso nella Divina Commedia sperando che questo principe valoroso e potente potesse realizzare l'unificazione italiana, politica e linguistica.
Alla sua morte il potere passò al nipote Mastino II della Scala che portò la signoria fino a Pontremoli e sul Mar Tirreno. Fu l'inizio della decadenza, sia politica sia economica. Il primo sintomo di questo malessere si percepì nel 1337, quando una lega fra Venezia, Firenze, Milano, Mantova ed Este portò a guerra che contro verona con la cattura di Alberto II. Il conflitto si concluse dopo due anni, rischiando la fine della Signoria scaligera.
Solo una accorta manovra che coinvolse con prezzi alti Lodovico il Bavaro e una gestione di paci separate con i contendenti, Mastino II riuscì a salvare la Signoria con un forte ridimensionamento territoriale: Verona, Vicenza, Parma (persa successivamente a favore di Azione da Correggio) e Lucca (separata dal territorio, indifendibile e pertanto venduta a Firenze). Si creò con Mastino II una situazione ambivalente, in cui una città sconfitta, sotto il peso di costi altissimi per il ridimensionamento territoriale e nuovamente divisa da discordie fra le famiglie influenti dovette all'altezza con la fama di città -rifugio dei numerosi esuli delle lotte fratricide tra italiani. Per via di parentele con Lodovico il Bavaro Verona divenne una sorta di protettorato: furono tempi in cui gli Scaligeri avevano sempre meno potere ma, ironia della sorte, in cui eressero i monumenti che più li ricordano: Castelvecchio, il ponte scaligero, le Arche Scaligere che custodiscono i loro resti.
Mastino II morì nel 1351 e la Signoria passò ai figli Cangrande II della Scala, Cansignorio della Scala e Paolo Alboino della Scala. Il primo detto Can rabbioso il vero e proprio governante della città . Si comportò come alcuni dittatori moderni, ammassò ricchezze fuori Verona per i figli tutti illegittimi, impoverendola, ed ebbe scontri interni fino alla sua morte nel 1359 per mano del fratello Cansignorio, il quale rientrò signore di Verona con l'aiuto dei [[Carrara] di Padova. Cansignorio governò in una relativa pace e abbellì Verona al punto di farla soprannominare Marmorina per l'abbondante uso di antichi marmi e statue romane sull'esempio di Cangrande I, fece il primo ponte in muratura sull'Adige, il ponte Navi, e pose il primo orologio su una torre in Italia, la torre del Gardello, mosso con meccanismi ad acqua.
Prima della sua morte, nel 1375, ordinò di uccidere il fratello Paolo Alboino al fine di garantire la successione ai figli illegittimi Bartolomeo Il della Scala ed Antonio della Scala, allora adolescenti.
I due ragazzi entrarorono però in una sorta di protettorato dei Visconti, che approfittarono della debolezza politica del momento e del forte indebitamento in cui era caduta la città . Bernabò Visconti invase quindi il territorio scaligero reclamando l'eredità per la moglie Regina della Scala sorella di Cansignorio e successivamente permise il governo ai due fratelli in cambio di un tributo. Bartolomeo Il governò con moderazione e fu a sua volta ucciso dal fratello Antonio nel 1381, che mise a ferro e fuoco la città per dimostrare l'inesistenza del fratricidio. Pochi anni dopo Antonio, nel 1387, fuggì e la città passò sotto il controllo diretto dei Visconti consegnandosi da parte dei cittadini speranzosi di trovare la pace.
I 15 anni di dominio di Gian Galeazzo Visconti furono terribili per la città . Fu fortificata specialmente con il rinforzo delle mura chiamate allora viscontee, in provincia di Borghetto, frazione di Valeggio sul Mincio. Modificò quasi tutte le strutture democratiche della città e represse nel sangue le rivolte dei cittadini. Alla morte del Visconti nel 1402 la città passò sotto il dominio dei Carrara di Padova. Un periodo di solo tre anni, che coinmcise con la fine della signoria padovana. E forse finì con i Carrara la temporanea "maledizione" che avvolse Verona per tanti anni.
Nel 1405 iniziò per Verona il periodo veneziano. Fu probabilmente la fine del ruolo della città in Italia che assunse più volte e brevemente dignità di capitale o della città più importante per alcuni occupanti stranieri.
Fu un periodo lungo con brevi interruzioni, in cui la città fu da una parte pacificata e dall'altra ebbe una diminuzione di floridezza con l'imposizione veneziana sul divieto delle esportazioni. Venezia tenne per sé e per i suoi patrizi le cariche pubbliche più importanti lasciando ai veronesi le condizioni della resa di un forte autogoverno.
Verona fu riuccupata dai Visconti in guerra con Venezia per soli tre giorni nel 1439 dove poi subirono una disfatta. Il primo secolo veneziano a Verona fu ricco di costruzioni di chiese e monumenti, la presenza del monaco Giovanni da Verona degli olivetani di Santa Maria in Organo portò la stampa a Verona che da quel momento entra di forza nella storia locale. Lega di Cambrai, alleanza in funzione antiveneziana di numerosi sovrani europei, porta conseguenze a Verona, nel 1509, in accordo con i Veneziani i cittadini si consegnarono all'imperatore Massimiliano I.
L'occupazione durò fino al 1516. Nelle intenzioni di Massimiliano la città doveva ritornare ad essere la capitale del regno tedesco in Italia. Fu un periodo di dura occupazione, e per di più la città ebbe 13.000 morti nella peste del 1511-1512.
Alla fine del 1516, dopo un duro assedio veneziano, l'imperatore, dopo il trattato di Bruxelles del 3 dicembre 1516 inizio un giro di valzer, l'imperatore regalò Verona al nipote Carlo V di Spagna, Carlo la cedette ai francesi i quali dopo un anno la restituirono ai veneziani. I veneziani, memori della divenuta fragilità delle difese della Verona militare, di fronte alle nuove armi, riiniziarono un'opera di fortificazione in linea coi tempi e fece di nuovo diventare Verona una città militare, la più importante fra quelle di terra che assorbiva circa la metà delle sue truppe non di mare.
Questa deterrenza portò tre secoli di pace per Verona. Nel XVI secolo Verona ebbe un rifiorire dell'economia e un vigore enorme nella costruzione di chiese e di palazzi importanti, uno degli artefici più importanti fu l'architetto Michele Sammicheli. La popolazione della città in questi secoli ebbe forti escursioni, dai 38.000 abitanti prepeste del 1511 scese ai 25.000 del 1512, salì ai 55.000 del 1626 che con la peste del 1630 scesero a circa 20.000. L'ultimo secolo veneziano riportò la popolazione a 50.000 persone e fu il secolo della Verona sociale. Nacquero decine di accademie e fece fiorire una attività culturale di dimensione europea.
Dopo la dichiarazione di neutralità disarmata da parte di Venezia, Verona fu più volte conquistata e riconquistata da austriaci e dai francesi di Napoleone. Fu un periodi di occupazione con caratteristiche diverse, sotto i francesi vi era un numero enorme di soldati da mantenere, oltre 50.000 che creava molti problemi per gli approvigionamenti. La dichiarazione di uguaglianza fra tutti i cittadini, compresa la forte minoranza israelita di 1000 persone, la continua ricerca di bottino e un non rispetto delle libertà religiose e delle proprietà . Sotto gli austriaci vi era il rispetto di tutto o quasi, ma vi era per la prima volta la coscrizione obbligatoria. La massa della popolazione si sentiva ancora veneziana e delle minoranze aderirono alle due fazioni. Nel veronese Napoleone vinse due battaglie fra le più importanti della sua storia di condottiero: Rivoli ed Arcole.
Napoleone dimorò più volte ed a lungo a Verona ed ebbe l'unico episodio nel veneto di resistenza, le Pasque Veronesi, da 17 aprile 1797 vi fu una sollevazione popolare durata sette giorni in cui le truppe francesi furono costrette a rifugiarsi nelle caserme. Seguì una dura repressione. Dopo la pace di Lunéville del 1801 Verona fu divisa in due divisa dall'Adige per quattro lunghi anni fu come Berlino dell'ultimo dopoguerra. Nel 1805 entrò a far parte del Regno Italico. Nel maggio del 1814, Verona tornò sotto gli austriaci. In 17 anni 7 governi! Verona rimase austriaca fino al 1866.
Prima dell'abbandono i francesi distrussero tutte le opere di difesa della città . Gli austriaci con Verona ebbero diversi tipi di approccio. Quello militare: La città fu il cardine del famoso Quadrilatero, Un sistema di difesa munitissimo basato su quattro città fortificate: Verona, Mantova, Legnago e Peschiera. Verona era il perno di tutto, oltre alla città fortificata vi erano una miriade di forti e fortini intorno alla città molti dei quali ancora esistenti ed usati per altri scopi. Vi furono a Verona in quel periodo fino a 35.000 soldati.
Un approccio logistico: Verona fu al centro di sistemi di comunicazione sia stradali sia ferroviari.
Nel 1822 fu sede del Congresso della Santa Alleanza. I sovrani di Austria, Russia, Prussia, Inghilterra, Sardegna, Toscana, Napoli, Modena e Parma da ottobre a dicembre si riunirono per stabilire iniziative comuni per difendere lo status quo dalle iniziative liberali che tendevano a sovvertire la restaurazione seguente il dominio Napoleonico. Ci fu un fiorire della Carboneria, che portò alla nascita a Verona nel 1850 del Comitato rivoluzionario il cui capo era Carlo Montanari.
La scoperta del comitato porto' all'arresto, esilio, imprigionamento e morte di numerosi veronesi e non. Una parte di essi, quelli fucilati a Belfiore sono passati alla storia come Martiri di Belfiore. La presenza del Quadrilatero ritardò l'unificazione all'Italia di Verona e del triveneto. Vi fu bisogno di tre ondate di attacchi, con numerose sconfitte, per annettere Verona all'Italia. Intorno a Verona si ricordano, nella memoria e per i numerosi ossari: Peschiera, Pastrengo, Rivoli, S. Lucia, Custoza nel 1848, a San Martino e Solferino nel 1859 con il conseguente armistizio di Villafranca e finalmente di nuovo a Custoza nel 1866.
Nel bene da ricordare la battaglia di Solferino, dove per merito degli abitanti e di Henry Dunant nacque la Croce Rossa Internazionale
La storia di Verona italiana inizia il 16 ottobre 1866 con l'ingresso dei bersaglieri da porta Vescovo, in una città già in festa da alcuni giorni; il 21 ottobre e 22 ottobre seguenti il plebiscito sancì l'unione al Regno d'Italia con 88.864 voti favorevoli e 2 contrari, come testimonia la lapide all'ingresso dell'odierno Municipio.
La fine del primo secolo italiano vede Verona soggetta a forti alluvioni da parte dell'Adige, che portano alla costruzione di argini in città , aree di esondazione fuori e la chiusura del ramo secondario dell'acqua morta; tutto questo porta alla sparizione dei mulini sull'acqua.
La prima guerra mondiale la vede nelle retrovie, forse per la prima volta, e viene colpita solo da attacchi aerei, uno in particolare la vede colpita con numerosi morti in piazza delle erbe.
La seconda guerra mondiale coinvolge Verona in pieno. È una delle città più bombardate, un quarto delle case furono distrutte dalle bombe degli alleati, tutti i ponti furono distrutti dai tedeschi in fuga. Un numero elevato di civili morirono.
Fu testimone di molti atti della fine del fascismo, era la città più importante vicina a Salò durante la Repubblica Sociale Italiana e fu sede del Processo di Verona e delle fucilazioni successive. Nel dopoguerra la città mantenne le caratteristiche, che stanno scemando ora, di luogo dai forti connotati militari.
Una caratteristica rara per le città è la presenza di un forte demanio sociale, ovvero la presenza di svariati enti comunali o locali, creati per la gestione dei servizi. Una ricchezza collettiva che ha dato e sta dando alla città spinta per lo sviluppo. Queste istituzioni sono diventate quasi tutte di diritto privato, ma sono ancora tutte di controllo pubblico.
